Il campo fantasma

Questa è la storia del campo numero uno del tennis club di Sonpazzo, così come mi è stata raccontata dal vecchio custode.
Da molto tempo il campo numero uno veniva disertato da tutti i soci del club ad eccezione di due arzilli sessantenni: il signor Pozzi e l’avvocato Nolli.
Essi, incuranti di quanto si diceva riguardo quel campo, tornavano a giocarci tutti i giorni, più o meno alla stessa ora, e non dovevano neppure disturbarsi a prenotare, dato che là nessuno ci voleva giocare.
I due si presentavano sull’area di gioco, sempre in completi bianchi e con massicce racchette di legno che parevano uscite da qualche museo. Una ben salda nella mano destra dell’avvocato e l’altra, tenuta come un fioretto, nella sinistra del mancino Pozzi.
Nonostante nessuno dei soci conoscesse i due gentiluomini, si fermavano in molti ad assistere a quelle sfide capaci di portare l’orologio indietro di almeno quarant’anni.
Nessuno dei due aveva certo il drive di Kramer o il servizio di Gonzales; ciononostante il loro gioco sapeva riportare alla mente gli anni in cui il tennis era diviso tra professionisti e dilettanti. Il loro modo di servire senza staccare il piede da terra, le palline bianche, l’abbigliamento e tutti i loro gesti, facevano sembrare il campo numero uno un museo del tennis che fu.
Quando i due giocatori, terminata l’ennesima sfida con una stretta di mano, si accingevano a pagare, il custode si vedeva costretto ad accettare banconote fuori corso da almeno trent’anni.
In paese giravano le voci più strane sui due sessantenni e sul campo numero uno. Molti dicevano che chi aveva giocato su quel campo avesse visto la rete alzarsi improvvisamente, fermando diritti e rovesci vincenti, e le righe spostarsi, facendo uscire i lungolinea più precisi.
Qualcuno era persino arrivato a dire che quel club fosse frequentato da fantasmi che si divertivano a prendere in giro i giocatori. Grande stupore suscitava poi il fatto che mai nessuna di quelle stranezze fosse accaduta su uno qualsiasi degli altri campi.
Nonostante tutte queste voci il signor Pozzi e l’avvocato Nolli tornavano tutti i giorni a giocare sul campo imputato. Le loro partite, a dispetto di tutto, si svolgevano sempre regolarmente e nessuno aveva mai notato niente di inusuale, eccezione fatta per l’abbigliamento e lo strano modo di servire dell’insolito duo.
La cosa andò avanti per molto tempo, finché il custode decise di scoprire chi fossero mai quei due strani personaggi.
Chiese a tutte le persone che frequentava in paese se conoscessero il signor Pozzi o l’avvocato Nolli; risultato: solo due anziani ospiti della casa di riposo si ricordavano di un tal signor Nolli, anch’egli avvocato, che aveva aiutato molte persone durante la seconda guerra mondiale. A rigore di calcoli, però, quel signore avrebbe dovuto avere più di cento anni e, certo, non sarebbe più stato in grado di frequentare i campi da tennis da molto tempo.
Il custode aveva perfino tentato di carpire delle informazioni direttamente dai due signori, inutilmente: loro, infatti, si erano sempre limitati a pagare (almeno così credevano di fare) ed a salutare, con la solita gentilezza.
Finalmente, dopo lunghe ricerche presso l’anagrafe e l’archivio del giornale del paese, il vecchio custode ebbe ragione dell’enigma che da anni tormentava la sua curiosità. La scoperta della loro identità, comunque, più che soddisfarlo, lo lasciò a bocca aperta.
Il signor Pozzi e l’avvocato Nolli, amici inseparabili in vita, erano entrambi deceduti nel lontano 1954 per arresto cardiaco, a poche settimane di distanza.
La cosa ancor più sorprendente, però, fu apprendere che entrambi erano morti proprio mentre giocavano a tennis sul campo numero uno del club di Sonpazzo e che, proprio quel campo, era stato sostituito da un prato fiorito al centro del quale campeggiava un monumento all’avvocato Nolli, benefattore del paese in tempo di guerra.

Davide Tomasoni

Pubblicato sul Tennis italiano 2/1997